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TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. I – sent. 21/11/2013 n. 2588

Pure a fronte della formale assenza di un rappresentante in seno al consiglio di amministrazione di una società affidataria in house di un servizio, la verifica di effettività del controllo analogo da parte di un Comune, deve essere condotta in concreto, ossia alla stregua delle previsioni dello statuto. Le società in house, pertanto, paiono poter legittimare gli affidamenti diretti di cui siano destinatarie ove risulti provato il perseguimento di uno scopo di carattere consortile, cioè la risultante, o una degna sintesi, di quello delle singole Amministrazioni che ne fanno parte. Il che trova riscontro nell’orientamento espresso dalla V Sezione del Consiglio di Stato, a giudizio della quale “il requisito del controllo analogo non sottende una logica “dominicale”, rivelando piuttosto una dimensione “funzionale”: affinché il controllo sussista anche nel caso di una pluralità di soggetti pubblici partecipanti al capitale della società affidataria non è dunque indispensabile che ad esso corrisponda simmetricamente un “controllo” della governance societaria” (cfr. sentenza 29 dicembre 2009, n. 8970).

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